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I dolori della pace

Come possiamo accettare che il nostro benessere sia basato sulla morte e la sofferenza degli altri? Come possiamo accettare che la pace si regga sulla occupazione delle terre altrui? Quale futuro immaginiamo per i nostri figli lasciandoli soli accanto ad arsenali di armi e ordigni nucleari? Come possiamo sopportare che poche oligarchie di potere possano propagandare la guerra, in nome della democrazia e dell’umanità e chiederci di essere loro complici?

14,00 13,30

COD: ISBN 978-88-6278-001-8 Categoria:

Descrizione

Come possiamo accettare che il nostro benessere sia basato sulla morte e la sofferenza degli altri? Come possiamo accettare che la pace si regga sulla occupazione delle terre altrui? Quale futuro immaginiamo per i nostri figli lasciandoli soli accanto ad arsenali di armi e ordigni nucleari? Come possiamo sopportare che poche oligarchie di potere possano propagandare la guerra, in nome della democrazia e dell’umanità e chiederci di essere loro complici? C’è stata per tutto il primo decennio del Terzo Millennio una oligarchia di potere che ha contrabbandato la crisi di civiltà, con lo “scontro di civiltà”. All’attentato dell’11 settembre del 2001 il “bushismo” ha risposto con la “guerra preventiva”; il terrorismo e la guerra hanno preso, così, strade divergenti che hanno lo stesso obiettivo: nascondere il fallimento e l’incapacità della classe dirigente a risolvere i problemi del mondo. La sensazione che si ha è che siamo prigionieri di due opposti “fondamentalismi” che vogliono portare il mondo verso uno scontro frontale. Scrivere, pensare, fare, a cominciare da un Paese posizionato nel pieno delle acque del Mediterraneo significa, così, ripristinare ogni giorno e sempre con pazienza e ostinazione i ponti di dialogo fra le diverse rive. Sapere che l’identità di questa Penisola è composta da una soggettività culturale molteplice, in cui è la ricchezza delle differenze a comporre l’unità da Sud a Nord. Sicché ragionare sul dialogo fra le culture e la pace è necessario per ritrovare una idea di “Noi” e del nostro futuro, fuori dal concetto selettivo del darwinismo armato. Essere lucidi e fermi nel trovare la strada che porti alla ragione e alla pedagogia del disarmo “culturale”.