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Lo sguardo del paesaggio

Tu e io in questo fiume impetuoso che scende e travolge gli argini. Tu e io dove siamo e come siamo previsti? Non desta meraviglia il cinguettare dei passeri fra i palazzi al tramonto. La luce che si posa sulle inferriate e risplende. Tutto questo al di là di ricchezze e miserie. Nulla si perde. Gli occhi sempre ne sono accecati. La luce entra negli occhi e divampa. Accende. Cambia ogni cosa. Stordisce. Porta lontano. Fa vedere immagini in corso. Gli dei ritornano sui cornicioni delle case. Le nuvole ti invitano al viaggio.

18,00 17,10

COD: ISBN 978-88-6278-044-5 Categoria:

Descrizione

di Giuseppe Goffredo, fotografie di Cosmo Laera

Un viaggio attraverso il paesaggio italiano

Il paesaggio è l’altro da sé senza il quale il sé è buio. Il paesaggio in questo senso non è che uno specchio in cui ci vediamo riflessi. L’altro da noi, appunto, in cui non solo ci riconosciamo, ma ci sentiamo riconosciuti. Poiché il paesaggio che guardiamo a sua volta ci guarda. Ci riguarda. Anzi fa il nostro sguardo. Ci sono, allora, dei paesaggi da cui originano tutti gli altri paesaggi. Un gioco di rifrazioni complicato e infinitamente complesso. Non c’è viaggio senza il paesaggio e non c’è viaggio in cui non si costruisce un paesaggio. Il viaggio non è che il paesaggio che prende lo sguardo. Il sentimento e la consapevolezza dei luoghi ci chiamano, ci toccano, ci segnano, anche se li osserviamo solo per un istante. Il moto stesso del paesaggio determina il moto della scrittura e il suo ritmo.
Sembra inarrestabile in Italia la disintegrazione del paesaggio che è anche il disfacimento della nostra soggettività culturale e di civiltà. Le conseguenze purtroppo sono irreparabili: la terra non tiene; i fiumi strangolati escono dai loro letti; le falde subiscono l’inquinamento dei rifiuti tossici. Cosa ci rimane? Come possiamo vivere? Dove ritrovare il senso della bellezza e dell’essere? Questo libro di Giuseppe Goffredo cerca di ritrovare con il linguaggio della poesia “lo sguardo del paesaggio”: lasciando che sia il paesaggio stesso a parlare. Parallelo alla scrittura corre il viaggio fotografico di Cosmo Laera con il suo sguardo che spesso si piega alla metafisica. Sicché insieme il poeta e il fotografo cercano di restituire al Paesaggio Italiano la sua bellezza e la luce più segreta. Il paesaggio non parla se non a chi lo sa vedere. Esso può dileguarsi. Oppure rivelarsi oltre la sua presenza concreta. Tempo e spazio metafisico non ubbidiscono a leggi certe, sono soltanto uno sguardo. Ma, d’altronde, occorre una buona volta comprendere che al paesaggio non possiamo sottrarci. Esso è già là ad aspettarci. Lui è il paesaggio che siamo.