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Ritmo e Melanconia

Che relazione c’è tra la psicoanalisi, la cui pratica si fonda sul linguaggio, e la musica, cosiddetta asemantica perché in grado di toccarci senza articolare precise significazioni? Potrebbe esserci qualcosa di musicale nei fenomeni con cui ha a che fare la psicoanalisi e, in particolare, nella melanconia? Può esserci d’aiuto un genere musicale: il jazz. Anch’esso infatti, come la psicoanalisi, è fondato sull’improvvisazione e sul ritmo. La nozione di ritmo ci permette di considerare una modalità di cura dove ciò che nel discorso maniacale è privo di senso non si trovi in opposizione alle esigenze di un ordine simbolico, estrinseco e necessariamente repressivo.

18,00 17,10

COD: ISBN 978-88-6278-070-4 Categoria:

Descrizione

Che relazione c’è tra la psicoanalisi, la cui pratica si fonda sul linguaggio, e la musica, cosiddetta asemantica perché in grado di toccarci senza articolare precise significazioni? Potrebbe esserci qualcosa di musicale nei fenomeni con cui ha a che fare la psicoanalisi e, in particolare, nella melanconia? Può esserci d’aiuto un genere musicale: il jazz. Anch’esso infatti, come la psicoanalisi, è fondato sull’improvvisazione e sul ritmo. La nozione di ritmo ci permette di considerare una modalità di cura dove ciò che nel discorso maniacale è privo di senso non si trovi in opposizione alle esigenze di un ordine simbolico, estrinseco e necessariamente repressivo.

Il tipo di approccio alla melanconia, conseguente a tale modalità, non è orientato verso qualche forma di compensazione oggettuale, ma alla ricostruzione del legame sociale. Per analizzare questo processo prendiamo le mosse dal dispositivo proposto dal free jazz dove la molteplicità è eretta a sistema, dove la poliritmia e la politemporalità non impediscono l’emergere di un discorso comune tra i diversi elementi del gruppo. L’operazione clinica nella psicoanalisi delle psicosi non è dell’ordine della riparazione, ma dell’invenzione.

Non si tratta di limitare il godimento, ma di concepire dei modi per riannodarlo, vale a dire tagliarlo, spostarlo, trasformarlo in qualcosa di vivibile per il soggetto. Siamo lontani da una concezione della psicosi come struttura deficitaria. La psicosi diventa il paradigma della lotta contro ogni potere accentratore, incarnato nelle varie figure paterne e paternalistiche della nostra società.